Rocksteady Studios delude i fan? Ecco il problema con il nuovo Suicide Squad!

Rocksteady Studios delude i fan? Ecco il problema con il nuovo Suicide Squad!
Suicide Squad

Allacciate le cinture, amici appassionati di console e videogiochi, perché oggi ci addentriamo nel cuore pulsante di Metropolis per scoprire se “Suicide Squad: Kill the Justice League” è all’altezza dei suoi illustri predecessori della serie “Batman: Arkham”, creata dagli stessi maestri di Rocksteady Studios.

Da subito, si percepisce che la strada intrapresa con “Suicide Squad” svolta decisamente rispetto a quella ben tracciata dai titoli di “Batman: Arkham”. Il richiamo ai personaggi iconici e l’ambientazione familiare non bastano a nascondere una sensazione di leggera delusione che affiora man mano che ci si addentra nel gioco.

Mentre “Batman: Arkham” ci aveva abituati a un gameplay affilato come la lama di un batarang, “Suicide Squad” sembra inciampare su se stesso. Il nostro protagonista virtuale si muove attraverso una Metropolis che, sebbene sia visivamente impressionante, non riesce a mascherare una certa mancanza di vitalità e innovazione che ci si aspetterebbe da un seguito tanto atteso.

La compagine di antieroi che costituisce il Suicide Squad, con personaggi come Harley Quinn, Deadshot, Captain Boomerang e King Shark, prometteva un cocktail esplosivo di personalità e stili di combattimento unici. Eppure, l’esecuzione lascia perplessi: si ha l’impressione che l’essenza stessa dei personaggi sia stata diluita in un’esperienza di gioco che non riesce a catturare l’unicità di ognuno di loro, rendendoli quasi intercambiabili in battaglia.

Parlando di combattimenti, questi non sembrano avere la stessa profondità strategica che ci aveva conquistato in “Batman: Arkham”. I nemici, seppure vari e in gran numero, mancano di quello spessore tattico che obbligava il giocatore a pensare rapidamente e sfruttare ogni risorsa a disposizione. In “Suicide Squad”, l’azione rischia di cadere in una ripetitività che non rende giustizia al potenziale del titolo.

Un altro aspetto che ha fatto storcere il naso a molti è la progressione del gioco. Laddove “Batman: Arkham” era un inno alla libertà esplorativa e al piacere di scoprire ogni angolo oscuro di Gotham, “Suicide Squad” sembra più un percorso a tappe, con meno spazio per l’esplorazione autonoma e una struttura più rigida che può lasciare un retrogusto di limitazione, piuttosto che di libertà.

Nonostante le grandi aspettative e l’indiscutibile maestria di Rocksteady Studios, “Suicide Squad: Kill the Justice League” non sembra riuscire a conquistare il cuore dei giocatori come aveva fatto la serie “Batman: Arkham”. Il passaggio dal buio vigilante di Gotham al caotico team di antieroi a Metropolis sembra essere un passo indietro, che non riesce a cogliere appieno l’essenza del divertimento e dell’innovazione che avevamo tanto amato. Sarà interessante vedere come il gioco si evolverà con il tempo e se riuscirà a invertire questa tendenza nelle prossime iterazioni. Ma per ora, la giustizia sembra essere ancora lontana dal essere colpita nel segno.